ITALIA  1944 – 1945

Ero un sergente di plotone di 20 anni e mezzo (sergente tecnico; dopo il grado di primo sergente, era il grado NCO più anziano). Ero stato nell’esercito per 19 mesi ed ero stato addestrato con la Divisione a Camp Hale in Colorado, vicino a Leadville e al Tennessee Pass, e a Camp Swift  in Texas, vicino a Bastrop. In quanto sergente di plotone ero il più anziano arruolato in un plotone di 35 soldati. Un sottotenente era il capo plotone. Io ero assegnato alla compagnia L del 3° battaglione dell’86° Reggimento di fanteria della 10a Divisione da Montagna.

Il 10 dicembre 1944 lasciammo Norfolk (Hampton Roads) in Virginia sulla nave da trasporto truppe SS Argentina per un viaggio di 13 giorni privi di scorta.
Non avemmo nessun problema e arrivammo a Napoli, in Italia, il 24 dicembre 1944.
Ci muovemmo verso una scuola bombardata (a Bagnoli ?) a Napoli dove rimanemmo due giorni fino al 26 dicembre quando fummo trasferiti a Livorno a bordo di una nave da carico Italiana, il Sestriere. Fu un viaggio notturno su una nave sporca e scomoda.

Arrivammo a Livorno il 27 dicembre poi andammo ad un’area di bivacco a circa 5 chilometri da Pisa e più tardi, su dei camion, all’area di San Marcello per l’addestramento. Il 14 gennaio la compagnia L mandò fuori una pattuglia di 58 uomini. Nessun contatto [con il nemico]. Il 18 gennaio la compagnia L mandò fuori  una pattuglia di 53 uomini. E’ stato un “fiasco” L’obbiettivo era di conquistare Piansinatico. Io non ero coinvolto in nessuna delle due azioni.

Il 20 gennaio la compagnia L si mosse verso Querciola (che noi chiamavamo Coca-Cola) alla base di M.te Belvedere nella catena Appenninica (Bolognese) a nord di Firenze. Stabilimmo molti punti fortificati nelle molte case coloniche della zona. Li chiamammo con il nome di animali feroci. I civili erano stati evacuati da questa terra di nessuno. Il 24/25 gennaio ci attaccò una pattuglia tedesca. Ci fu uno scontro a fuoco a “Serpente a sonagli” e “Leone”. (L’altra casa colonica che avevamo occupato era “Orso”). Nel corso del Reunion Tour del giugno 1997 [la casa colonica fortificata che avevamo denominato..] “Serpente a sonagli” fu identificata sulla strada da Querciola circa 5 chilometri da Vidiciatico. Non potemmo trovare “Leone” o “Orso”.

La compagnia L si ritirò verso Vidiciatico. Più tardi fu mandata a San Casein (?) in riserva e per una pausa. Dai primi di gennaio fino alla metà di febbraio avevamo compiti di [presidiare] avamposti, effettuare pattugliamenti, addestramento, riposo e ci impegnammo nell’ambiente di combattimento. Il tempo era freddo e nevoso. Ritengo che in questo periodo la compagnia L perse circa 8 uomini (1 KIA [Killed in Action – Ucciso in azione] sparato da un nostro uomo; 1 POW [ Prisonier of War – Fatto Prigioniero]; 1 uomo che si era ferito da solo; e 5 o 6 feriti).

A metà febbraio ci fu detto che la 10a Divisione da Montagna avrebbe preso il crinale da M.te Belvedere a M.te della Torraccia, punti chiave di difesa tedesca sulla Linea Gotica. Riva Ridge [ i monti della Riva], a sud ovest di M.te Belvedere, erano da prendere prima che fosse lanciato l’attacco a M.te Belvedere. Il 1° battaglione dell’86° Reggimento prese il crinale con una eccezionale dimostrazione di abilità alpinistica. Piantando chiodi di notte [sulla parete della montagna] essi salirono fino al crinale e, prima dell’alba, presero i Tedeschi di sorpresa. La cattura di Riva Ridge fornì un punto di osservazione sull’intera area di M.te Belvedere.

La compagnia L fu posizionata sulla destra della Divisione, o sul fianco ad est, presso Casa Nuova di Sopra con l’obbiettivo di prendere il villaggio (o le case coloniche) di Mazzancana e prendere contatto con la Divisione Brasiliana che era in quell’area. Il tenente Ervin Johnson, un ufficiale eccellente, era il nostro capo plotone. Io ero il sergente di plotone. Avevamo circa 25 – 30 uomini nel plotone. Verso mezzogiorno stavamo camminando sul fianco di M.te Gorgolesco quando uno dei soldati impigliò il suo fucile in un cavo che era stato piazzato dai tedeschi per fare detonare una mina.

Egli si bloccò. Non sapevamo se il cavo avrebbe fatto esplodere [la mina] tagliandolo o tirandolo ulteriormente. Il tenente Johnson era in testa. Io ero a metà della colonna e pensavo cosa fare con la mina e il cavo quando un [aereo] da combattimento Americano (P47) ci sorvolò e sganciò due bombe da 500 libbre [225 kg]. La prima colpì la testa della colonna, uccidendone 1 e ferendone 4, incluso il capo plotone e il tenente Johnson ( più tardi egli ritornò alla Divisione). Egli piaceva molto ed era rispettato. Io ricordo che era il nostro favorito. La seconda bomba atterrò vicino a dove stavo cercando di risolvere il problema del cavo e della mina. O era una fregatura [non esplose] o non fece nessun danno. Non so cosa successe; divenne insignificante dopo l’attacco aereo di “fuoco amico”.

Con il tenente Johnson ferito io mi occupai del plotone. In dieci settimane di combattimento ho avuto tre tenenti uccisi o feriti. Tutte le volte assunsi il comando del plotone.  Un tenete fu ucciso dal fuoco dei nostri mortai pesanti, un altro fu ferito dopo soli due giorni con noi. Durante questo periodo ricordo di essere stato il capo plotone effettivo per due terzi del tempo.

Dopo l’attacco aereo procedemmo lungo il lato della montagna. Presto notai del movimento di fronte [a noi]  e del fogliame artificioso. Mi fermai e gettai una granata e sparai al fogliame. Saltarono fuori due soldati Tedeschi, i nostri primi prigionieri.

Più tardi nel pomeriggio del 20 febbraio, senza ulteriori contatti [con il nemico], conquistammo l’obbiettivo di Mazzancana ad est della Divisione e prendemmo contatto con i Brasiliani. Per questi giorni di lavoro fui decorato con la Bronze Star, una medaglia al valore dell’esercito.

La Divisione prese M.te Belvedere e si preparò a prendere M.te della Torraccia che era una estensione del complesso del M.te Belvedere stesso. Era il più distante a nordest e una delle ultime montagne prima delle colline che dominavano la Pianura Padana.

Il 2° battaglione dell’85° Reggimento di fanteria non era riuscito a prendere M.te della Torraccia. Il compito fu dato al nostro battaglione, il 3° battaglione dell’86° Reggimento di fanteria. Il battaglione doveva attaccare la mattina del 24 febbraio con le compagnie I e K fianco a fianco e la compagnia L in riserva. Le compagnie I e K presero la cresta della montagna dopo un feroce scontro a fuoco. La Compagnia K ebbe “tra metà e due terzi di perdite” e la Compagnia I circa un terzo tra morti e feriti. ( I dati sono tratti dalla storia ufficiale del battaglione).

Dopo avere messo in sicurezza la cima della montagna il Comandante del Battaglione espresse la necessità che una piccola forza si spingesse avanti oltre la prima linea per agire come avvertimento [nei confronti del nemico] e per ritardare ogni contrattacco Tedesco.

Da una lettera ai miei genitori Suzanne e V.A. Snell a Lake Bluff in Illinois: “ Questa è la prima occasione che ho di scrivervi della nostra azione della scorsa settimana (25 febbraio-1 marzo). Al battaglione è stata data la missione di prendere questa montagna che è stata causa di molti problemi per altri elementi della Divisione.”

Ci siamo mossi di notte dopo il tramonto e all’alba. Le compagnie I e K saltarono fuori per il grande assalto. Dopo essere stati sbranati piuttosto severamente  esse raggiunsero l’obbiettivo  e il nostro plotone fu chiamato fuori dalla riserva per prendere un gruppo di edifici (Felicari) a circa 800 yards [ 730 mt] di fronte alla prima linea delle compagnie K e I che era usato [dal nemico] come avamposto – il posto più lontano nella “terra di nessuno”.

Il comandante mi chiamò (avanti) e mi disse che dovevo prendere il plotone e mettere in sicurezza il gruppo di case che la mappa chiamava Felicari. Eravamo stati decimati, avevamo perso un capo plotone e 15 uomini  dall’assalto a M.te Belvedere. Dopo avere guardato la mappa e avere preso nota dei 21 uomini rimasti, Ben Duke e io eravamo pessimisti riguardo alle nostre possibilità. Il resto del battaglione aveva preso una batosta e noi dovevamo spingerci mezzo miglio davanti alle nostre linee. Ma avevamo imparato a prendere il Colonnello Hay (Tenente Colonnello John H. Hay, Jr.), l’Ufficiale Comandante del battaglione, in parola. Di solito aveva ragione.

“ Dopo avere organizzato i mortai e le mitragliatrici pesanti per supportarci in caso di problemi, alle 12:15 andammo all’assalto con il Sergente Gilford Hunt al comando. Dopo circa trenta minuti eravamo giù per la strada verso i Felicari sotto un pesante fuoco di mortai, artiglieria a armi di piccolo calibro. Dei nostri 21 uomini ne erano rimasti 14 e avevamo perso entrambi gli addetti alle [mitragliatrici] BAR (Browning Automatic Rifle [fucili mitragliatori d’assalto]). Prendemmo le case e sei prigionieri. Evidentemente i Jerry [tedeschi] erano inconsapevoli della nostra conquista perché, mentre stavamo scavando [delle trincee], un Jerry [tedesco] venne su dalla collina srotolando un cavo [telefonico] verso la casa .. un’altro prigioniero!. [Ai tedeschi] Non ci volle molto per accorgersi di noi considerato come avevano previsto un pesante e accurato sbarramento di [fuoco] di mortai seguito da un piccolo contrattacco, un altro [fuoco] di sbarramento e un altro contrattacco. Cinque tentativi che finirono con due ulteriori feriti. C’erano sei Jerry in posizione prona, di fronte alla casa e avevamo raccolto alcuni ulteriori prigionieri. Ero preoccupato per questo. Con le nostre poche forze non avremmo potuto resistere per sempre contro un deciso contrattacco dei Jerry. Mandammo due messaggi indietro al battaglione per avere più uomini e armi, ma non arrivarono mai. Dopo 14 ore arrivò finalmente il sergente Harland Regland. Verso il crepuscolo arrivarono la sezione mitragliatrici del sergente George W. Gundell di Evanston con gli uomini che stendevano cavi [telefonici] e una radio. Non sono mai stato così felice di vedere qualch’uno come Gundel. Avevo le visioni di essere là tutta la notte (con pochi uomini) con centinaia di Jerry di fronte”. All’alba scoprii che il sergente Luois Wesley era stato ucciso dalle schegge di un [proiettile] da mortaio che lo aveva ferito mentre lui e io dormivamo in un letto di una soffitta al secondo piano della fattoria.

“ Quella sera, più tardi, dopo che un altro addetto alla stesura di cavi [telefonici] ci aveva raggiunto, il tenente McClintock condusse giù la squadra del sergente Bulkley di rinforzo a noi. Nel frattempo avevamo predisposto un’estremità dell’edificio per le sette vittime. Eravamo ben trincerati e non potevamo fare di meglio. Il colonnello Hay ci mandò una sezione di mitragliatrici pesanti  e l’alba ci trovò pronti per un altro contrattacco [tedesco]. Esso non arrivò che due notti dopo – quando un [fuoco] di sbarramento estremamente pesante ci arrivò addosso ancora una volta – ma con l’aiuto della nostra eccellente artiglieria e delle solide posizioni delle compagnie I e K noi eravamo tranquilli. Questo è stato uno dei momenti più difficili che abbiamo avuto fino ad allora. Spero non vengano troppo spesso momenti così”.

L’azione ai Felicari durò dal 25 febbraio sino a circa il 2 marzo. Probabilmente abbiamo avuto più di 30 uomini e un minimo di 14 all’avamposto; e in alcuni momenti fino a due mitragliatrici pesanti. Nessun ufficiale, io ero il capo plotone di fatto. Ben Duke, Joe Mann, Bert Renzetti, Luo Wesley a molti altri si sono dimostrati soldati eccezionali durante la battaglia.

L’attacco della Divisione è ripreso il 2 marzo e il nostro battaglione prese Campo del Sole, le colline 869 e 864 e Sassomolare. Durante il mese di marzo e i  primi di aprile effettuammo alcune azioni leggere e [subimmo] alcune perdite. Prendemmo alcune altre colline e ci mettemmo in posizione per entrare nella Pianura Padana. Il mio ricordo di quel tempo è di un grande camminare, alcuni combattimenti, brevi dormite, tanta fretta e attesa. Ho avuto una licenza per Roma la settimana tra il 22 e il 27 marzo.

La fase seguente dell’attacco della Divisione partì il 14 aprile. Il nostro battaglione era in riserva vicino a Riola [di Vergato ?]. Il 16 il battaglione attacco verso M.te Monsoco [M.te Moscoso] e “ ricevette un pesante fuoco di cannoni semoventi e di artiglieria”.

Il 16 aprile nelle vicinanze di M.te Croce o Tolè fui ferito alla faccia e alla bocca da una scheggia di granata. Fui evacuato all’ospedale dell’esercito a Livorno dove rattopparono la mia bocca. Avevo perso alcuni denti, sopra e sotto, sul lato sinistro della mia bocca. Rimossero le radici e mi rimandarono per la mia strada il 4 maggio. Tornai, in autostop, alla Divisione il 7 maggio al Passo Resia nel nord ovest dell’Italia sul confine con la Svizzera e l’Austria. La guerra era quasi finita in quel momento (in Italia il 2 maggio). Le difese tedesche e la Linea Gotica erano state infrante. Passai diversi mesi nella Valle Padana e nel nord est dell’Italia nell’area del Tarvisio, Cave del Predil vicino Mangart tenendo un occhio sui partigiani iugoslavi comunisti di Tito che stavano minacciando Trieste in Italia.

Due notizie salienti dell’estate del 1945: il sergente Bert Renzetti e io andammo in autostop a Salzburg in Austria a visitare mio zio, il Maggiore Fred Gallagher che era nel Governo Militare. Rimanemmo diversi giorni visitando Salzburg e le zone vicine.

In seguito la Divisione organizzò una scuola di arrampicata sul ghiaccio a Grossglockner sulle più alte montagne dell’Austria. Fui il primo sergente della scuola e fu divertente per tre o quattro settimane.

La 10a Divisione da Montagna ritornò negli Stati Uniti nell’agosto del 1945.

Le bombe atomiche furono sganciate a i Giapponesi si arresero mentre stavamo attraversando l’Atlantico. Fui congedato dall’esercito nel novembre del 1945.

Becky e io siamo ritornati in maggio e giugno del 1997 sui campi di battaglia con un gruppo di veterani della 10a Divisione. L’area di M.te Belvedere ora è un’area con piste da sci.

1997. Dillon Snell ai Felicari      Abbiamo alloggiato all’Hotel Miramonti a Vidiciatico mentre visitavamo le città in collina e i campi di battaglia. Dopo 53 anni abbiamo trovato trincee e altri segni della guerra. Particolarmente interessante, abbiamo visitato i Felicari e trovato la fattoria dove avevo comandato il plotone durante l’azione descritta nella narrazione più sopra. Siamo stati accompagnati ai Felicari da Sulla Giovanni di Montese. Egli è stata la nostra guida ed interprete. Egli era ben informato sulle battaglie della seconda guerra mondiale ed è stato di molto aiuto.

La famiglia della fattoria ai Felicari, Giosefina e Venturi Agostino sembrarono felici di salutarci. Siamo stati invitati nella loro casa e ci hanno servito del vino e caffè. Essi ci hanno mostrato la camera da letto nella soffitta al piano superiore dove il sergente Wesley  e io abbiamo dormito la notte in cui egli fu ucciso nel nostro letto. C’erano anche i figli di Giosefina e Agostino.

Platoon Sergeant - Co. L  - 86
DILLON  SNELL